Tutto è iniziato dalla fisarmonica di mio padre ed è a lui che devo la trasmissione di questo stupendo virus: la passione per la musica.

Ricordo che la mia prima chitarra è stata una piccola Eko acustica di quelle che solitamente si trovano nei negozi di giocattoli.

A questa è seguita una Yamaha classica con tanto di corsi: Casatenovo, Carate, Lesmo e sempre con il mio vecchio a scorrazzarmi da una parte all'altra fino a che, all'età di 16 anni, me ne andavo in giro con la mia moto e con la chitarra a tracolla. Un giorno, all’uscita dalla scuola, Marco R. (uno di quegli elementi nella vita di ognuno di noi che ti fanno aprire una porta anziché un’altra) mi diede una cassetta dicendomi: “Ascolta questa roba… poi fammi sapere!”.

Ascoltandola io sentivo solo il suono delle chitarre: la forza delle esecuzioni, gli assoli infiniti e tanto volume. Dopo gli Iron Maiden con il loro Live After Death, arrivarono gli Ac/Dc, i Metallica, Gli Halloween, i Megadeth: avevo trovato la musica che, fino ad oggi, mi stà accompagnando nella vita. A seguito dei primi approcci con i gruppi musicali del liceo che però non seguivano la tipologia di musica che avevo in mente, arrivò la mia Fender Stratocaster di colore blu elettrico abbinata ad un Montardo per fisarmonica e ad un overdrive a pedale: pessimi abbinamenti, sonorità peggiori ma… potevo farci un gran casino ed era questa la cosa più importante.

Da questi primi esperimenti, insieme a Marco R. all’altra chitarra, nacquero i Trauma Inc. (l’indicazione Inc. era il riferimento alla pezzo Damage Inc. dei Metallica): non avevamo un cantante fisso, non avevamo un batterista fisso, a volte riuscivamo a trovare anche un bassista ma, la carenza di un corpo musicale completo, non faceva altro che accrescere il mio desiderio di andare avanti.

Cominciai a seguire qualche corso di chitarra perché la mia fame di imparare andava sempre aumentando: l’incontro con Nando Bonini mi diede un’altra svolta musicale che, però, non sono ancora riuscito a capire se sia stata positiva o meno ma che, comunque, mi ha segnato: la velocità di esecuzione dei pezzi strumentali del personaggio in questione mi ha sempre affascinato e spaventato perchè lo scontro con certe esperienze, se non seguita, segna. Dopo alcuni concertini arrivò purtroppo il servizio militare e fu lì che conobbi l’energia e la tristezza di Janis Joplin: non avevo mai associato un certo tipo di musica a un certo tipo di interprete e fu per me una ennesima scoperta. Sempre in questo periodo riscoprii la poesia di Francesco Guccini, la tecnica di Knopfler dei Dire Straits e la grinta di Bruce Springsteen.

Finì anche il periodo Trauma e caso volle che nello stesso periodo, mio cugino Claudio S. conoscesse un gruppo di Rovagnate che era alla ricerca di un chitarrista: gli Excalibur. Per me fu amore musicale a prima vista: i ragazzi avevano grinta, improvvisavano molto e, anche se non facevano il genere che preferivo, suonavano davvero bene. Con il tempo la Fender Stratocaster lascio spazio ad una Jackson, tanto stupenda quanto poco versatile ed il Montarbo lasciò spazio ad un Marshall Valvestate e ad Microverb della Alesis.

Tutto cominciava a girare bene: c’erano tante serate da fare, parecchi locali che facevano suonare live anche se non facevi cover di altri gruppi già conosciuti, service per concerti, ma se non ci fosse stata tutta quella passione che faceva andare avanti gli Ipocrisia, oggi non saremmo ancora qui ad arrabbiarci tra di noi perché sei fuori tempo o perché stai facendo una ritmica sbagliata o perché non riesci ad esprimere musicalmente quello che io voglio dire con le mie parole. Cercando di combinare gli impegni del lavoro e gli impegni della famiglia cercai di seguire altri corsi di chitarra elettrica ma, purtoppo, la mancanza di tempo per l’esercizio, mi costrinse a gettare la spugna e a proseguire da autodidatta. Poco a poco il Marshall lasciò spazio ad una testata ENGL con cassa Marshall e la Jackson lasciò spazio ad una Steinberger. Cominciai a scoprire Pat Metheny, Steve Vai, Joe Satriani, John Petrucci e cominci a sentire che la musica và oltre quello che senti con le orecchie. L’ultimo step al quale sono arrivato è stata la sostituzione della sezione audio con un MesaBoogie.